lunedì 10 gennaio 2022

UN MODELLO INCISORIO DEL SENESE ANDREA MARELLI PER L’ANONIMA ASCENSIONE DI CRISTO DELLA CHIESA DI S. NICOLA A TRAPANI.

 

Sergio Alcamo 


Nella chiesa parrocchiale di S. Nicola a Trapani si conserva un grande dipinto su tavola (430 x 300 cm) di autore anonimo della seconda metà XVI secolo raffigurante l’Ascensione di Cristo (fig. 1). Ora confinato nella cappella a destra del transetto molto probabilmente fungeva da pala dell’altare maggiore del medesimo edificio ecclesiastico presumibilmente da quando il suo artefice lo dipinse fino al 1743 quando è citato in una relazione dell’Archivio Parrocchiale della Chiesa di San Nicola. A quella data adornava un altare laterale. Sul quarto della navata sinistra lo ricordava Benigno da S. Caterina (1810). 

Il tempio infatti era dedicato originariamente all’Ascensione. Mutò il titolo con quello di San Nicola alla fine del XIV secolo.

Lo spostamento dovette avvenire prima dei lavori di ristrutturazione settecenteschi della chiesa ad opera di Giovan Biagio Amico, iniziati nel 1749 e conclusisi nel 1754.

La studiosa Eleonora Tardia, nell’unica e recente scheda dell’opera[1], oltre a ricostruirne le vicende all’interno della chiesa, riferiva che la storiografia locale, a iniziare da Giuseppe Maria Di Ferro, indicava nella tavola in esame una copia da un quadro originale del celebre pittore marchigiano Federico Zuccari, operante a Roma nel corso della seconda metà del XVI secolo. La stessa acutamente affermava che l’anonimo artefice del nostro dipinto potrebbe non aver conosciuto l’opera dello Zuccari ma «avrebbe potuto desumerne i caratteri stilistici attraverso lee molte stampe in circolazione all’epoca». Inoltre aggiungeva che «Tuttavia non essendo possibile identificare a quale opera dello Zuccari il Di Ferro si riferisca e in assenza di termini di paragone di tipo compositivo, è lecito ipotizzare un errore d’attribuzione, equivoco plausibile considerata la grande fama dell’autore a quel tempo».     

La Tardia riporta dunque la tavola nel contesto della «coeva produzione pittorica siciliana di matrice polidoresca derivante dalla contingenza del tardo manierismo tosco-romano» e a quella «cultura artistica sottesa all’opera, legata agli influssi romani diffusi in Sicilia dall’attività di Vincenzo degli Azani da Pavia, dello stesso Polidoro da Caravaggio e dei suoi epigoni, interpreti delle novità di radice zuccaresca».

Fino ad ora non era stato individuato un preciso modello incisorio seguito dall’anonimo artefice. 

Credo invece che tale prototipo grafico vada riconosciuto in un bulino del poco noto incisore senese Andrea Marelli (fig. 2) realizzata sicuramente entro il 1577, data di morte del Lafrery editore del citato intaglio[2]. Il 1577 costituisce così un importante terminus ante quem per la tavola in esame.

Al momento di questo me ne sono noti due esemplari: un foglio «di buona qualità e di ottima tiratura», di collezione privata[3] e l’altro delle collezioni di grafica del British Museum (inv. 1874,0808.1965) grazie al quale conosciamo le dimensioni ( 421 mm x 347 mm).

Il museo britannico conserva anche due esemplari di una Incoronazione della Vergine tra angeli musici e altrettanti fogli del frontespizio del volume Imagines et elogia virorum illustrium ex antiquis lapidibus di Fulvio Orsini, stampato a Roma nel 1570.

Rispetto alla stampa l’autore del quadro trapanese ha apportato talune varianti, soprattutto nel paesaggio, totalmente modificato, con l’inserimento in basso al centro di una figura femminile, forse la Madonna, e in alto, sopra la figura di Cristo, di una schiera di cherubini.

Nonostante sia stato restaurato nel 2004, bisogna dire che il quadro versa in pessime condizioni di leggibilità dato che è totalmente ridipinto; per cui è molto difficile distinguere ciò che vi rimane di materia pittorica originaria rispetto agli interventi successivi. E in codeste condizioni formulare una qualsiasi ipotesi attributiva risulterebbe alquanto azzardato.

Per quanto riguarda l’incisore Marelli le notizie sono scarne.[4] Per il Nagler fu operante a Roma dal 1567 al 1572.

Da uno studio più ampio di Ilaria Andreoli apprendiamo che fu allievo di Giorgio Ghisi e che aveva firmato le tavole del Del Perfetto Scrittore di Giovan Francesco Cresci, pubblicato a Roma nel 1570. Dello stesso autore aveva inciso assieme, al cremonese Francesco Aureri, le tavole xilografiche della prima edizione dell’Essemplare di più sorti di lettere, stampata a spese dell’autore a Roma da Antonio Blado nel 1560.

Partecipò anche alla sontuosa edizione delle Imagines et elogia virorum illustrium ex antiquis lapidibus di Fulvio Orsini, del 1570, le cui «tavole calcografiche vennero incise a Roma, nella bottega di Antoine Lafréry, mentre quelle xilografiche, che perlopiù contengono del testo, a Venezia, presso il Deuchino, come si deduce dal frontespizio (“Romae Ant. Lafrerij Formis”) e dal colophon (“Venetiis MDLXX in aedibus Petri Dehuchini, Galli”)».

Per concludere auspichiamo un nuovo intervento di restauro con le più moderne tecniche diagnostiche in modo da individuare eventuali disegni sottostanti, firme, e quant’altro sia utile per la conservazione ottimale del manufatto, e un intervento di pulitura per eleminare le numerose ridipinture recuperando ciò che di originale ancora si conserva.



fig. 1 - Anonimo della seconda metà del XVI secolo, Ascensione di Cristo, tavola, post 1577, Trapani, chiesa Parrocchiale di S. Nicola (da Jesus Hominum Salvator 2009).

 


fig. 2 - Andrea Marelli, Ascensione di Cristo, incisione a bulino, post 1577, da  http://panizzi.comune.re.it/allegati/CataDavoli_RaffaelloWEB.pdf



[1] Eleonora Tardia, scheda 18, Ascensione, in Jesus Hominum Salvator. La vita di Cristo nell’arte trapanese dal XV al XIX secolo, catalogo della mostra (Trapani, Chiesa di Sant’ Agostino, 4 luglio-31 ottobre 2009) a cura di A. Precopi Lombardi, P. Messana, Meeting Point, Erice 2009, pp. 112-114 (con bibliografia).

[2] Raffaello e l’incisione europea dal Cinquecento all’Ottocento, catalogo della mostra, Reggio Emilia, Biblioteca Panizzi/Sala PianoTerra, 8 febbraio-5 aprile 2020, a cura di Z. Davoli e C. Panizzi, BIBLIOTECA PANIZZI 2020, p. 30 e p. 31, n. 35. http://panizzi.comune.re.it/allegati/CataDavoli_RaffaelloWEB.pdf

[3] Ibidem.

[4] Ilaria Andreoli, “A Parisian in Venice”. Per Pietro Deuchino “parisiensis, impressor librorum et fusor characterum”, in Renaissance, Kunst texte.de, 2/2017 – 1, p. 26, nota 33, e p. 30, nota 53.

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