giovedì 20 gennaio 2022

UN DISEGNO ATTRIBUITO AL PITTORE TRAPANESE SEICENTESCO GIACOMO LO VERDE (1606-1649)

 

Sergio Alcamo

 

 

In un’asta fiorentina Pandolfini del 2018[1] è stato presentato un disegno a matita nera su carta vergellata (170x280 mm) raffigurante uno Studio per battaglia (fig. 1) che sulla scorta di un’inscrizione non coeva (fig. 2)[2] è stato proposto con un’attribuzione al pittore trapanese Giacomo Lo Verde (Trapani, 1606-Palermo, 1649).

 

 fig. 1 - Giacomo Lo Verde (attr.), Studio per battaglia, disegno, Asta Pandolfini Firenze, 3 Ottobre 2018 (da https://www.anca-aste.it/it/asta-0200/attribuito-a-giacomo-lo-verde.asp).


fig. 2 - Iscrizione non coeva sul disegno precedente 'Giacomo Lo Verde'

 

 

Non è certo se il foglio, di cui la casa d'aste ignora la provenienza[3], sia un autografo di questo ancora poco studiato maestro siciliano, allievo prediletto del più celebre Pietro Novelli (Monreale, 1603-Palermo, 1647), che secondo la tradizione lo ritrasse accanto a sé nella Benedizione dei pani a Monreale (Convitto Guglielmo)[4]

Del Lo Verde si conoscono al momento alcune prove grafiche conservate alla Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis[5], anche se probabilmente non tutte sono di sua mano; quel che è certo è che l’iscrizione presenta la medesima grafia di alcuni disegni già nella raccolta di grafica del barone Pietro Sgadari di Lo Monaco (Palermo, 1907-1957), ricca di esemplari di artisti siciliani[6].

Tra questi il collezionista possedeva un foglio da lui affibbiato al nostro e raffigurante S. Giovanni Battista (fig. 3)[7] che presenta in basso un’iscrizione (fig. 4) della stessa mano dell’esemplare della vendita fiorentina.


 fig. 3 - Giacomo Lo Verde (attr.), S. Giovanni Battista, disegno, già Palermo, coll. Sgadari di Lo Monaco (da Sgadari di Lo Monaco 1940).


fig. 4 - Iscrizione non coeva sul disegno precedente 'Lo Verde'


Difficile stabilire se anche questo altro studio sia di mano del pittore trapanese. Molte delle attribuzioni proposte dallo Sgadari di Lo Monaco nel proprio volume non hanno superato il vaglio della moderna connoisseurship e sono state dirottate su altri artefici.

Ad ogni modo, ritengo plausibile che il anche foglio con lo Studio per battaglia si trovasse in origine in questa raccolta palermitana.

Conosciuto per lo più per le grandi pale d'altare di soggetto sacro, in una postilla al manoscritto del Mongitore si dice che il Lo Verde fosse «celebre nel delineare battaglie»[8]. Non è stato ancora individuato un dipinto da cavalletto illustrante tale soggetto a lui riferibile; non è tuttavia da escludere una correlazione tra il tema del disegno e la scena di battaglia che era presente nell'arco trionfale eretto a Palermo nel 1641 per l’ingresso del viceré Alonzo Enriquez de Cabrera di cui rimane a ricordo l'intaglio di Pietro del Po’ su disegno dell'ideatore di quell'apparato effimero, Pietro Novelli (fig. 5)[9]

 

Fig. 5 - Pietro Del Po' su disegno di Pietro Novelli, Arco trionfale eretto a Palermo per l’ingresso del viceré Alonzo Enriquez de Cabrera, incisione, 1641 (in G. SPUCCES, Mercurio Panormeo..., Palermo 1641) https://iris.unipa.it/retrieve/handle/10447/95289/134270/Testo%2C%20Immagine%2C%20Luogo%20%28Pietro%20Novelli%29_Giuseppe%20Antista.pdf.

 


Sappiamo che proprio al Lo Verde spettò la decorazione pittorica dell'apparato[10]. Il nostro potrebbe essersi ispirato a tale prototipo o - perché no - potrebbe anche aver suggerito al suo maestro Novelli una prima idea, uno spunto iconografico per il soggetto di battaglia da illustrare. 

In assenza di altri elementi più dirimenti in questa sede mi limito a rendere noto il disegno agli studiosi del Seicento siciliano confidando in suggerimenti e proposte.

 



[1] Opere su carta: disegni, dipinti e stampe dal XV al XIX secolo, lotto 50, Attribuito a Giacomo Lo Verde, Firenze, Mercoledì 3 Ottobre 2018 https://www.anca-aste.it/it/asta-0200/attribuito-a-giacomo-lo-verde.asp

[2] Iscrizioni: ‘Giacomo Lo Verde’ a penna sul recto in basso a sinistra; scritta a penna non leggibile sul verso.

[3] Dalle informazioni reperibili nel sito WEB della casa d’aste si apprende che sul verso è presente un timbro non identificato.

[4] Sul Lo Verde P. Sgadari di Lo Monaco, Pittori e scultori siciliani dal Seicento al primo Ottocento, Libreria Agate, Palermo 1940, pp. 72-73; G. Agosta, Due eccellenti Pittori Trapanesi dei secoli XVII e XVII. Giacomo Lo Verde e Domenico La Bruna, in «Trapani. Rassegna mensile della Provincia», Anno II, n. 5, 15 maggio 1957, pp. 13-17, in part. pp. 13-15. S. Grasso, Dipinti inediti di Giacomo Lo Verde, in «Beni culturali e ambientali», Anno IV, 1983, n. 1-2-3-4, pp. 107-122 (con bibliografia); V. Zoric, Lo Verde Giacomo, in L. Sarullo, Dizionario degli artisti siciliani. Pittura, II, a cura di M. A. Spadaro, Palermo 1993, pp. 305-306. Per un elenco delle sue opere si rinvia a https://it.wikipedia.org/wiki/Giacomo_Lo_Verde 

[5] «Sempre del Lo Verde, inoltre, presso la G.R.S. si conservano alcuni disegni, interessanti, se pure caratterizzati da un certo accademismo romano», Zoric, Lo Verde Giacomo cit., p. 306.

[6] Per informazioni sul collezionista e la sua raccolta di grafica si veda D. Malignaggi, Storiografia e collezionismo fra Settecento e Ottocento, in V. Abbate, Maestri del Disegno nelle collezioni di Palazzo Abatellis, catalogo della mostra, Sellerio, Palermo 1995, pp. 68-85, in part. pp. 77-78.

[7] Sgadari di Lo Monaco, Pittori e scultori siciliani cit., Tav. XVIII.

[8] Zoric, Lo Verde Giacomo cit, p. 306. 

[9] C. Oliva, scheda V, 7 - Del Po, Pietro. Arco trionfale del viceré Cabrerà, in Pompa Magna. Pietro Novelli e l'ambiente monrealese, a cura di G. Davì e G. Mendola, [s.l., s.n.], Grafica Editoriale, Messina 2008, PIT 19 - Alto Belice Corleonese, Comune di Piana degli Albanesi, p. 136.

[10] Ibidem.

































lunedì 10 gennaio 2022

UN MODELLO INCISORIO DEL SENESE ANDREA MARELLI PER L’ANONIMA ASCENSIONE DI CRISTO DELLA CHIESA DI S. NICOLA A TRAPANI.

 

Sergio Alcamo 


Nella chiesa parrocchiale di S. Nicola a Trapani si conserva un grande dipinto su tavola (430 x 300 cm) di autore anonimo della seconda metà XVI secolo raffigurante l’Ascensione di Cristo (fig. 1). Ora confinato nella cappella a destra del transetto molto probabilmente fungeva da pala dell’altare maggiore del medesimo edificio ecclesiastico presumibilmente da quando il suo artefice lo dipinse fino al 1743 quando è citato in una relazione dell’Archivio Parrocchiale della Chiesa di San Nicola. A quella data adornava un altare laterale. Sul quarto della navata sinistra lo ricordava Benigno da S. Caterina (1810). 

Il tempio infatti era dedicato originariamente all’Ascensione. Mutò il titolo con quello di San Nicola alla fine del XIV secolo.

Lo spostamento dovette avvenire prima dei lavori di ristrutturazione settecenteschi della chiesa ad opera di Giovan Biagio Amico, iniziati nel 1749 e conclusisi nel 1754.

La studiosa Eleonora Tardia, nell’unica e recente scheda dell’opera[1], oltre a ricostruirne le vicende all’interno della chiesa, riferiva che la storiografia locale, a iniziare da Giuseppe Maria Di Ferro, indicava nella tavola in esame una copia da un quadro originale del celebre pittore marchigiano Federico Zuccari, operante a Roma nel corso della seconda metà del XVI secolo. La stessa acutamente affermava che l’anonimo artefice del nostro dipinto potrebbe non aver conosciuto l’opera dello Zuccari ma «avrebbe potuto desumerne i caratteri stilistici attraverso lee molte stampe in circolazione all’epoca». Inoltre aggiungeva che «Tuttavia non essendo possibile identificare a quale opera dello Zuccari il Di Ferro si riferisca e in assenza di termini di paragone di tipo compositivo, è lecito ipotizzare un errore d’attribuzione, equivoco plausibile considerata la grande fama dell’autore a quel tempo».     

La Tardia riporta dunque la tavola nel contesto della «coeva produzione pittorica siciliana di matrice polidoresca derivante dalla contingenza del tardo manierismo tosco-romano» e a quella «cultura artistica sottesa all’opera, legata agli influssi romani diffusi in Sicilia dall’attività di Vincenzo degli Azani da Pavia, dello stesso Polidoro da Caravaggio e dei suoi epigoni, interpreti delle novità di radice zuccaresca».

Fino ad ora non era stato individuato un preciso modello incisorio seguito dall’anonimo artefice. 

Credo invece che tale prototipo grafico vada riconosciuto in un bulino del poco noto incisore senese Andrea Marelli (fig. 2) realizzata sicuramente entro il 1577, data di morte del Lafrery editore del citato intaglio[2]. Il 1577 costituisce così un importante terminus ante quem per la tavola in esame.

Al momento di questo me ne sono noti due esemplari: un foglio «di buona qualità e di ottima tiratura», di collezione privata[3] e l’altro delle collezioni di grafica del British Museum (inv. 1874,0808.1965) grazie al quale conosciamo le dimensioni ( 421 mm x 347 mm).

Il museo britannico conserva anche due esemplari di una Incoronazione della Vergine tra angeli musici e altrettanti fogli del frontespizio del volume Imagines et elogia virorum illustrium ex antiquis lapidibus di Fulvio Orsini, stampato a Roma nel 1570.

Rispetto alla stampa l’autore del quadro trapanese ha apportato talune varianti, soprattutto nel paesaggio, totalmente modificato, con l’inserimento in basso al centro di una figura femminile, forse la Madonna, e in alto, sopra la figura di Cristo, di una schiera di cherubini.

Nonostante sia stato restaurato nel 2004, bisogna dire che il quadro versa in pessime condizioni di leggibilità dato che è totalmente ridipinto; per cui è molto difficile distinguere ciò che vi rimane di materia pittorica originaria rispetto agli interventi successivi. E in codeste condizioni formulare una qualsiasi ipotesi attributiva risulterebbe alquanto azzardato.

Per quanto riguarda l’incisore Marelli le notizie sono scarne.[4] Per il Nagler fu operante a Roma dal 1567 al 1572.

Da uno studio più ampio di Ilaria Andreoli apprendiamo che fu allievo di Giorgio Ghisi e che aveva firmato le tavole del Del Perfetto Scrittore di Giovan Francesco Cresci, pubblicato a Roma nel 1570. Dello stesso autore aveva inciso assieme, al cremonese Francesco Aureri, le tavole xilografiche della prima edizione dell’Essemplare di più sorti di lettere, stampata a spese dell’autore a Roma da Antonio Blado nel 1560.

Partecipò anche alla sontuosa edizione delle Imagines et elogia virorum illustrium ex antiquis lapidibus di Fulvio Orsini, del 1570, le cui «tavole calcografiche vennero incise a Roma, nella bottega di Antoine Lafréry, mentre quelle xilografiche, che perlopiù contengono del testo, a Venezia, presso il Deuchino, come si deduce dal frontespizio (“Romae Ant. Lafrerij Formis”) e dal colophon (“Venetiis MDLXX in aedibus Petri Dehuchini, Galli”)».

Per concludere auspichiamo un nuovo intervento di restauro con le più moderne tecniche diagnostiche in modo da individuare eventuali disegni sottostanti, firme, e quant’altro sia utile per la conservazione ottimale del manufatto, e un intervento di pulitura per eleminare le numerose ridipinture recuperando ciò che di originale ancora si conserva.



fig. 1 - Anonimo della seconda metà del XVI secolo, Ascensione di Cristo, tavola, post 1577, Trapani, chiesa Parrocchiale di S. Nicola (da Jesus Hominum Salvator 2009).

 


fig. 2 - Andrea Marelli, Ascensione di Cristo, incisione a bulino, post 1577, da  http://panizzi.comune.re.it/allegati/CataDavoli_RaffaelloWEB.pdf



[1] Eleonora Tardia, scheda 18, Ascensione, in Jesus Hominum Salvator. La vita di Cristo nell’arte trapanese dal XV al XIX secolo, catalogo della mostra (Trapani, Chiesa di Sant’ Agostino, 4 luglio-31 ottobre 2009) a cura di A. Precopi Lombardi, P. Messana, Meeting Point, Erice 2009, pp. 112-114 (con bibliografia).

[2] Raffaello e l’incisione europea dal Cinquecento all’Ottocento, catalogo della mostra, Reggio Emilia, Biblioteca Panizzi/Sala PianoTerra, 8 febbraio-5 aprile 2020, a cura di Z. Davoli e C. Panizzi, BIBLIOTECA PANIZZI 2020, p. 30 e p. 31, n. 35. http://panizzi.comune.re.it/allegati/CataDavoli_RaffaelloWEB.pdf

[3] Ibidem.

[4] Ilaria Andreoli, “A Parisian in Venice”. Per Pietro Deuchino “parisiensis, impressor librorum et fusor characterum”, in Renaissance, Kunst texte.de, 2/2017 – 1, p. 26, nota 33, e p. 30, nota 53.