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martedì 1 agosto 2023

SUL POCO NOTO PITTORE SEI-SETTECENTESCO VINCENZO BLANDINI (ante 1690-post 1712)

 

Sergio Alcamo

Alla numerosa schiera degli artisti siciliani dimenticati o poco noti attivi nell’odierna provincia di Trapani appartiene il pittore e decoratore sei-settecentesco Vincenzo Blandini (o Blandina, Blandino), riportato all’attenzione una trentina di anni fa dal compianto storico dell’arte Benedetto Patera, che sulla scorta di un documento del 1712 per un dipinto commissionato a ‘Don Vincenzo Blandina’ per l’Oratorio dei Bianchi e Monte di Pietà di Partanna (Trapani), gli ha attribuito la pala con la Crocifissione oggi al Museo Pepoli di Trapani (fig. 1)1. 

Fig. 1 - Vincenzo Blandini, Crocifissione, Trapani, Museo Pepoli (già Monte di Pietà su pegno di Partanna) (da Sarullo 1993).


La tela era stata acquistata nel 1958 dallo stesso studioso in un asta per la liquidazione dei beni del Monte di Pietà su pegno di Partanna e poi donata nel 2005 al Museo trapanese2.

Una composizione molto simile, che si conserva nel Museo Diocesano di Palermo, è stata attribuita dal Patera sempre al 'Blandina', assieme ad un’altra Crocefissione con le tre Marie ancora del Museo Diocesano, oltre ad un affresco del castello Grifeo di Partanna raffigurante Il conte Ruggero salvato a Mazara dal nobile Giovanni Grifeo (fig. 2) e ad una tela con Il Battesimo di Ruggero (fig. 3) del Museo Diocesano di Mazara del Vallo del 1712, recentemente restaurata. Patera ipotizzava che l’artista fosse un religioso e che avesse origini mazaresi.


Fig. 2 - Vincenzo Blandini (attr.), Il conte Ruggero salvato a Mazara dal nobile Giovanni Grifeo, affresco, Partanna, Castello Grifeo.


Fig. 3 - Vincenzo Blandini, Il Battesimo di Ruggero, tela, 1712, Mazara del Vallo, Museo Diocesano (particolare). 


Anche nelle scarne note del Dizionario degli artisti siciliani di Luigi Sarullo l’artista è rubricato come ‘Blandina’ ed è indicato come attivo nella Sicilia occidentale3.

Più recentemente l’attuale Direttore del Museo Diocesano di Mazara del Vallo, Francesca Paola Massara, ne ha redatto la relativa voce per il Dizionario Enciclopedico dei Pensatori e dei Teologi di Sicilia4. La studiosa lo dice nato a Mazara del Vallo nel XVII secolo e ipotizzando, come il Patera, che il 'Blandini' potesse essere un religioso, elenca una serie di sue opere: a quelle già citate (le tre Crocifissioni del Pepoli e del Museo Diocesano di Palermo, l’affresco del Castello Grifeo e la tela col Battesimo di Ruggero) aggiunge due tele raffiguranti l’Incontro tra S. Antonio abate e Paolo Eremita e il Martirio di S. Erasmo (figg. 4-5), conservate nella chiesa-museo di S. Agostino. 

Fig. 4 - Vincenzo Blandini, Incontro tra S. Antonio abate e Paolo Eremita, 1690, dipinto su tela, Salemi, chiesa-museo di S. Agostino (© Chiesa Madre Salemi. Foto di Alessandro Palermo).


Fig. 5 - Vincenzo Blandini, Martirio di S. Erasmo, 1690, dipinto su tela, Salemi, chiesa-museo di S. Agostino (© Chiesa Madre Salemi. Foto di Alessandro Palermo).


Entrambe sono datate 1690 e firmate 'Vincenzo Blandini'5. Provengono ambedue dalla non più esistente chiesa di S. Stefano. Per affinità stilistica Massara propone di ricondurre alla mano del Blandini anche la Natività già nella medesima chiesa (fig. 6). 


Fig. 6 - Vincenzo Blandini (attr.), Natività, dipinto su tela, Salemi, chiesa-museo di S. Agostino (© Chiesa Madre Salemi. Foto di Alessandro Palermo).


Per la Massara i caratteri salienti della pittura del nostro sono «l’impostazione rigorosa, una grande capacità espressiva e una speciale sensibilità prospettica; le sue opere rivestono spesso anche valore storico e documentario, immortalando le vedute topografiche di luoghi e di città con la rappresentazione di monumenti e contesti architettonici oggi scomparsi o fortemente modificati»6.

In ogni caso anche la voce curata dalla studiosa non fa luce sulle date di nascita e di morte di questo artefice e il nome della sua città natale. Inoltre non dà rilievo alla sua presumibile attività di decoratore. Da altre fonti (che non mi è stato possibile verificare) si apprende, infatti, che il nome del pittore sarebbe legato alla prima decorazione ad affresco della chiesa Madre di Carini. «Un primo intervento pittorico fu quello dei primi anni del ‘700 di Vincenzo Blandina, artista poco conosciuto, attivo nella Sicilia occidentale, al quale sono documentati diversi pagamenti per avere eseguito, secondo lo stile tardo barocco dell’epoca, alcune decorazioni all’interno della Chiesa. Non sono rimaste però, testimonianze di queste pitture, ad eccezione di alcuni frammenti visibili nella cappella di S. Rosalia»7. Ho cercato tracce di tali affreschi ma mi è stato riferito che non esiste una cappella di S. Rosalia nella Madrice chiesa. Come che sia parrebbe che l’artista si sia limitato a decorare tutta la chiesa con «rabeschi e pitture in bianco e nero»8.

Sempre a Carini nei primi anni del XVIII secolo il pittore ‘Vincenzo Blandino’ questa volta assieme al collega Giuseppe Brusca è impegnato ad affrescare la chiesa del convento del Carmine9. In questo caso non ho potuto verificare personalmente ma da quanto ho letto in alcuni siti WEB la chiesa ha subito diverse modifiche nel corso dei secoli con la conseguente perdita delle decorazioni del nostro.

Per ricapitolare fino ad ora sono tre le opere firmate e datate di Vincenzo Blandini: le due tele di Salemi del 1690 e quella del Museo di Mazara del 1712. Un’altra composizione sempre del 1712 è documentata (la Crocifissione già a Partanna). Tra quelle attribuite su base stilistica la Natività di Salemi è quella che più si avvicina alla mano dell’artista, mentre l’affresco del Castello Grifeo è da espungere quasi certamente dal suo catalogo. La Nastasi lo data peraltro 177710.

Il fatto è che dal punto di vista dello stile tutte le opere fin qui rintracciate mostrano notevoli differenze stilistiche. È anche vero che le pessime condizioni della tela con il Martirio di s. Erasmo non consentono di poterla giudicare correttamente, sebbene si possono notare alcuni stilemi tardo-manieristi con influenze da Vincenzo La Barbera. L’altra tela con l’Incontro tra S. Antonio abate e Paolo Eremita, il cui stato di conservazione è sicuramente migliore, mostra talune dipendenze dallo Zoppo di Gangi ed è più incline ad un gusto classicista.

Per quanto concerne invece la più tarda composizione di Mazara col Battesimo di Ruggero lo stile è molto incerto e malsicuro, quasi vernacolare, con la tendenza ad allungare le silhouettes delle figure; il disegno è privo di correttezza e grazia; forse solo le tinte calde e accese hanno qualche pregio. Se pensiamo che nello stesso anno dipingeva la Crocifissione per l’Oratorio dei Bianchi di Partanna ci accorgiamo immediatamente di quanto discontinuo fosse il suo modo di dipingere.

Ad ogni modo le tele salemitane permettono di retrodatare il periodo di attività del pittore, ossia prima del 1690, e vanno ad anticipare conseguentemente anche la data di nascita dell’artista, collocabile presumibilmente prima del 1670.

Certamente fu un artista itinerante. Difficile dire se ciò sia dipeso dal fatto che fosse una religioso o solo perché attraverso una serie di contatti e conoscenze riuscì a conquistarsi delle commissioni anche lontano dalla città natia da riconoscere forse in Mazara.



1 «A dì 21 apr. 1712 onze 2 a don Vincenzo Blandina pittore per un quadro del Crocefisso nel nuovo Oratorio dei Bianchi e Monte di Pietà», B. Patera, Partanna, 1970.

2 A. Filippi in «Giornale di Sicilia» del 05/10/2009, p. 20.

3 L. Romeo, in L. Sarullo, Dizionario degli artisti siciliani. II. Pittura, a cura di A.M. Spadaro, Palermo 1993, p. 39, ad vocem.

4 F. P. Massara, ad vocem, in Dizionario Enciclopedico dei Pensatori e dei Teologi di Sicilia dalle origini al sec. XVIII, a cura di F. Armetta, S. Sciascia Editore, Caltanissetta-Roma 2018, II, pp. 675-676.

5 Pubblicate in http://www.matricesalemi.blogspot.it/p/beni-ecclesiastici.html sito web a cura di don Alessandro Palermo.

6 Massara, cit., p. 676.

8 “Nei primi anni del 1700 il compito di decorare la chiesa venne affidato al pittore Vincenzo Blandino, il quale con rabeschi e pitture in bianco e nero affrescò tutta la Chiesa Madre. La navata centrale fu affrescata da Giuseppe Testa tra il 1759 ed il 1815”, già in http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=69517&Chiesa_di_Maria_Santissima_Assunta__Carini

9 «Nei primi anni del 1700 i pittori Vincenzo Blandino e Giuseppe Brusca affrescarono la chiesa», G. B. Vaglica, Gli organi antichi nel territorio monrealese, Associazione artistico-musicale "Ignazio Sgarlata", Palermo, Augustinus, 1991, p. 85. Su tale Giuseppe Brusca, altro pittore dimenticato, non ho recuperato al momento ulteriori notizie.

10 V. Nastasi, Partanna terra et castrum, Alcamo (TP), Arti Grafiche Campo s.r.l. 2001, p. 49.

lunedì 17 agosto 2015

PRECISAZIONI SU ALCUNE INCISIONI DI TRADUZIONE TRATTE DA UNA ADORAZIONE DEI PASTORI DI PIETRO DA CORTONA.

SERGIO ALCAMO

Di recente mi è capitato per le mani una catalogo di quasi dieci anni fa (2006) di una mostra di stampe sul tema del Natale di Gesù[1].
Tra le varie incisioni vi è un bulino di Carlo Grandi (attivo a Milano tra il 1725 e il 1775, quindi a Milano) che riproduce un’Adorazione dei pastori (opera nota anche come Natività) di Pietro Berrettini detto Pietro da Cortona (Cortona 1597- Roma 1669).
Nella scheda di catalogo si afferma che il dipinto è “oggi non rintracciabile”[2].
La cosa più curiosa è che in bibliografia è citato un altro catalogo di una mostra di stampe incentrata anch’essa sul tema del Natale[3], nel quale, tra le varie incisioni ne compare una (fig. 1) di Cornelis Bloemaert (Utrecht 1603-Roma 1684) tratta dal medesimo quadro. Anche in questo caso si afferma che: “il dipinto qui rappresentato appartiene probabilmente al lungo elenco di opere di Pietro da Cortona di cui si ha notizia dalle fonti ma che ora risultano perdute o comunque irrintracciabili”[4], e si cita tra parentesi il testo di Giuliano Briganti del 1982[5].
Non ho potuto consultare il testo dello studioso e non saprei dire se l’opera in esame è citata o meno.
In questa sede posso solo affermare che la tela da cui sono state tratte entrambe le incisioni (in controparte) esiste (fig. 2) e si trova nella Cattedrale di Cortona[6], e probabilmente vi si trova dal 1650, cioè da quando fu eseguita, stando alle parole di Filippo Baldinucci, lo storico d’arte fiorentino vissuto nel XVIII secolo autore, tra l’altro, di una biografia del Berrettini.
Di questo stesso soggetto esiste una variante molto simile (fig. 3) nella chiesa di S. Francesco d’Assisi ad Aversa[7].

 Fig. 1 – Cornelis Bloemaert, Adorazione dei pastori, incisione a bulino, post 1691, da Pietro Berrettini detto Pietro da Cortona (da http://scaffalidigitali.casanatense.it/identifier/RML0345667).


Fig. 2 - Pietro da Cortona, Adorazione dei pastori, 1650 ca., tela, Cortona, Cattedrale (da http://iviaggidiraffaella.blogspot.it/2015/06/cortona-e-le-sue-chiese.html).



Fig. 3 - Pietro da Cortona, Adorazione dei pastori, post 1650, tela, Aversa, chiesa di S. Francesco d’Assisi (da http://www.iststudiatell.org/p_ext/articoli_pezzella%5Cpala_pietro_da_cortona.pdf).

TORINO 17/08/2015




[1] G. Travagliato, IN TEMPORE NATALIS DOMINI. Incisioni e stampe nei libri liturgici della collezione diocesana dal XVI al XX secolo, Bagheria 2006.
[2] Ivi, p. 52, scheda 16.a.. Nello stesso catalogo alla scheda 13.a, (p, 46) è riprodotta un’ulteriore incisione a bulino tratta dal medesimo quadro ad opera di suor Isabella Piccini (Venezia 1646-1734), inserita nel Breviarium romanum...Venetiis MDCCXXVIII, ex Typographia Balleoniana, 1728, p. 146.
[3] IN PRÆSEPIO, Immagini della Natività nelle incisioni dei secoli XVI-XIX, catalogo della mostra a cura di I. Olivieri, A. Vicini Mastrangeli, introduzione di M. Fagiolo, Roma 1987, pp. 59-60, scheda 102..
[4] Ivi, p. 60.
[5] G. Briganti, Pietro da Cortona o della pittura barocca, Firenze 1982, pp. 355-387.
[6] http://iviaggidiraffaella.blogspot.it/2015/06/cortona-e-le-sue-chiese.html
[7] «Un’altra similissima a quella ne fece per la città di Aversa nel Regno di Napoli». Vedi Franco Pezzella, Una pala d’altare di Pietro da Cortona ad Aversa,
da http://www.iststudiatell.org/p_ext/articoli_pezzella%5Cpala_pietro_da_cortona.pdf